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[ 7 Marzo 2009 - Cristina Donà @ Tambourine - Seregno (MI) ]

Il Tambourine di Seregno è sempre il solito corridoio con le farfalle fluttuanti e un’acustica improponibile. Ma è anche il solito serbatoio di qualità: Cristina Donà sale sul palco facendosi largo come Mosè nel Mar Rosso. Piccoli concerti a sorpresa è un mini tour acustico che si apre con “Piccola Faccia”, title-track del nuovo lavoro della cantautrice milanese, una raccolta acustica prodotta (ancora) da Peter Walsh.
C’ è anche spazio per brani esclusi dalla selezione: “L’ultima giornata di sole “ e “ Ho sempre me”. “Oddio mo’ comincia a parlare” con una battuta autoironica inizia la serie di facezie e scambi con un pubblico divertito.
Risate, ma anche emozioni, ogni volta che passa dalle frequenze basse a quelle alte e quando dedica “Salti nell’aria” ai bambini, e in particolar modo al suo che sta per nascere, altrimenti si offenderà. La crisi ha ridotto la band alla sola Cristina e al giovane chitarrista Francesco Garolfi, ma nulla si rimpiange, soprattutto sui brani melodici “Invisibile”, “Goccia” e “Nel mio giardino”. La Donà sfoggia anche una tastierina Bontempi con la quale dà vita a un suono immaginifico e al procedimento narrativo per immagini di “Volevo essere altrove”.
Un finto “Fuori fuori” (al Tambourine non ci sono camerini) e poi le armonie raffinare di “Universo” e “Dove sei tu” e a chiudere la splendida “Triathlon” spogliata della sua veste elettronica.
Cristina è matura, ironica, elegante, tanto profonda da risultare quasi insondabile. Le acque del Mar Rosso si aprono di nuovo e la voce più importante del panorama musicale italiano defluisce tra gli applausi, lasciandoci dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo.
[Le luci della centrale elettrica @ KokoClub - Biella]

Echi di Tondelli, di Rino Gaetano, dei CCCP, di Andrea Pazienza e Syd Barret. Ma soprattutto un bellissimo linguaggio, immaginifico, originale, essenziale, perchè no immaturo. Merito delle reminescenze quindi, e del travaglio intellettuale del giovane cantante/scrittore ferrarese unico componente del gruppo :Vasco Brondi. Ma questo travaglio non può aiutare chi è privo d'ingegno a diventare un artista. Ma è l'unica possibilità che consenta al talento di produrre qualcosa di importante, come il primo album "Canzoni da Spiaggia Deturpata". Per dirlo alla Lukacs.
Non stelle, ma luci atrificiali, non tramonti romantici, ma spiagge deturpate, non preti, ma prati asfaltati, siringhe e metadone. Giorgio Canali (CSI) regala struggenti e graffianti chitarre. Ma la forza sta tutta nelle parole. Vasco arriva sempre al centro della sua (nostra) angoscia, del suo (nostro) dolore. Parole urgenti che sono doventate il lavoro quasi quotidiano di questo nuovo Leo, temi fastidiosi, urla, flussi di coscienza.
Solo chi non ha niente da racconatare ai figli che non avrà di questi cazzo di anni zero non è infastidito dall'isterico modo di cantare di Brondi, ma commosso da tanta sincerità.
E ci piscino pure addosso gli angeli.
Concerti al KokoClub:
[Vinicio Capossela - Solo tour 18 Novembre 08 @ Palacreberg - BG]

Sopra il palco si illumina una scritta effetto carnival: SOLO SHOW, due parole che scandiscono i due atti dello spettacolo. Sì perché il primo tempo è un’esecuzione live dell’ultimo lavoro del cantante: “Da solo”.
Non solo, ma in compagnia di Glauco Zuppiroli (Contrabbasso e Ukulele), Zeno De Rossi (Batteria e Grancassa da banda), Vincenzo Vasi (Theremin, Vibrafono, Marimba, Glockenspielt, Campionatori e Piani Giocattolo), Mauro Ottolini (Susafono, Trombone, Bombardino e giocattoli), Achille Succi (Saxofono, Clarinette e clarinetto basso , giocattoli), Alessandro Stefana (Chitarra, Banjo, Elettronica, AutoHarp, slide guitar, ViolinArpa) , esegue tutte le tracce (in ordine) dell’album. Supreme “Una giornata perfetta”, la goliardìa onirica di “Il paradiso dei calzini” e “Orfani Ora”, che con l’essenzialità di una lampadina dondolante sopra al piano, regala il momento più intimistico della serata. Emozionante anche “Lettere di soldati”, con l’auspicio che gli ultimi eventi elettorali ne facciano scrivere (un po’) meno.
Vinicio passa da uno “strumento inconsistente” all’altro: giocattoli, farfisa, Mighty Wurlitzer, toy piano, organetti, “theater organ” indispensabile accompagnamento di ogni impresa fantastica, fuori dal tempo, dal contingente, nell’altrove.
Con un cappotto da Abramo Lincoln passa alla chitarra per raccontare storie di uomini e donne storpi che cercano di amarsi .
L’intrattenimento dell’intervallo è del mago semiserio Cristopher Wonder.
Una sirena annuncia l’inizio del secondo atto: il vero e proprio Show. Colori caldi illuminano i pannelli di un sideshow, una scenografia che ricorda il circo Barnum di fine ‘800. Bizzarro, ironico, sentimentale e cinico Vinicio in una gabbia illuminata fa ginnastica cantando un polka russa.
«Mentre noi pensiamo al nostro dovere ecco quello che ci costruiscono attorno (la gabbia ndr), questo succede dal 1994» e parte l’esultante “Marajà”.
I toni si fanno sempre più trionfanti, onirici, tra metafore, metamorfosi, deformazioni, mitologia (la Medusa nerviosa, il bambino ciclope), le atmosfere sempre più da luna park e da teatro di rivista, con echi felliniani, mostri-pupazzi e mostri veri (mago e assistente) si esibiscono in surreali esibizioni come la “human pignata” , mentre Vinicio-minotauro sbraita nella gabbia la disfatta di Ilium (“Brucia Troia”).
Se c’è il rischio di confusione e disorientamento, di certo lo stupore e le emozioni non mancano.
Per sineddoche due del pubblico vengono coccolati nella gabbia e il poeta ubriacone elenca le cose che aiutano (Manhattan style) e regala le splendide “Nudles” , “Che cos’è l’amor??” («un’ergastolo»), un jazz , con le nostre dita a far la pioggia.
Poi, i tamburi stanno zitti e la grancassa tace.

[CADONO LE BARRIERE RAZZIALI : OBAMA ALLA CASA BIANCA]

Così titola il New York Times il 5 Novembre 2008. Sì, Obama è il 44esimo presidente degli Stati Uniti (evviva!) Sicuramente rappresenta il cambiamento, la speranza, il riscatto degli afroamericani per la difficile vita che hanno dovuto affrontare, ma le barriere razziste sono davvero cadute?
È certamente una bella conquista visto che sono passati “solo” 45 anni dal sogno di M. L. King e dalle sue dure battaglie per i diritti civili e poche lune da quando il parlamento non ha firmato la protesta degli afro-americani sui voti non considerati durante le elezioni del 2000.
Ma c’è una cosa che mi lascia fredda, una cosa di cui nessuno ha parlato, i neri, quelli vincitori, quelli potenti, gli eroi (vedi alla voce politici, sporitvi, attori) sono ormai accettati da tempo. E li “tollererai solo in quanto eccezione e lo tollerai solo in televisione” dice Daniele Silvestri a proposito degli omosessuali accettati perché “famosi”(vedi alla voce cantanti, attori, vallette).
Il problema razzismo c’è in America come in Italia e rimarrà, forse non per il presidente, ma per i vicini di casa, i compagni di scuola, i lavoratori di ogni tipo, coloro che insomma non appaiono in tv.
Manifestazione Anti Gelmini
STUDENTI E LAVORATORI DELL'UNIVERSITà STATALE - MILANO
21 OTTOBRE 2008

su www.flickr.com/valecanon le foto della manifestazione del 30 ottobre a Milano
06/10/2008
"Vediamo adesso nel crollo delle grandi
banche che i soldi scompaiono, sono
niente, e tutte queste cose che sembra-
no vere in realtà sono di secondo ordi-
ne. Lo ricordi chi costruisce solo
sulle cose che sono visibili, come il
successo, la carriera, i soldi....solo la parola di DIO resta"
Papa Ratzinger

vedi anche QUI
[Baustelle @ PalaSharp - Milano, 15 Settembre 2008]

La prima volta che vidi i Baustelle qualche anno fa, tutto il pubblico era pettinato come Francesco, vestito come Francesco, con gli occhiali di Francesco. Ieri sera all'ultima data del tour della band senese la platea era estremamente variegata: intellettuali radical chic, palestrati lucidi, punkabbestia, papa boys, bambini, professori universitari,ecc...
Largo spazio alle canzoni dell'ultimo album Amen (11/14), tra le più intense il singolo "Charlie fa surf" e "Dark room" (Rachele sempre più brava) e "Alfredo" la canzone dedicata al primo reality show.
Ma le canzoni accolte con più entusiasmo sono state quelle estratte da La Malavita: "Un romantico a Milano" e "La guerra è finita". Francesco dichiara di essere malinconico e di volerci tirare su con la malinconica "Il Corvo Joe".
Le citazioni e i riconoscimenti si sprecano: i poeti del male, ma anche Saffo, Tenco, Ciampi, Pasolini, Cassavetes ; così come i generi musicali: canzone d'autore francese, italiana, elettronica, new wave, rock, punk primordiale....
Pochi i brani dei primi album: "La canzone di Alain Delon" e lo stupendo medley "Gomma/Canzone del riformatorio". A parte Sergio (meno elegante del solito) , il gruppo si inverte spesso di ruolo: l'eclettico Claudio passa dal violino alla chitarra, dalla fisarmonica al piano, Bianconi passa dalla chitarra ai Sinth nel momento dance della serata e Rachele dal piano al tamburello (come non amarla?).
Ringraziamenti, saluti, "fuori fuori" e ancora qualche canzone ("Baudelaire","Bruci la città") e in chiusura la triste "Andarsene così". Baustelle confermano Bergson : due ore emmezza volano via troppo in fretta.